Si è concluso lo scorso gennaio “Sebben che siamo donne”, il progetto della
Cooperativa Sociale “Pietra di Scarto”di Cerignola (FG), realizzato con il sostegno dei fondi “Otto
per Mille” della Chiesa Valdese e Metodista.
Ispirandosi ad una canto tradizionale delle mondine, l’attività ha promosso l’inclusione socio
lavorativa di donne in situazione di fragilità e di disagio socio-economico, potenziando la loro
capacità di autodeterminazione, incrementando le opportunità di inclusione, sostenendo e
supportando il pieno sviluppo dei loro talenti e del loro progetto di vita.
Protagoniste di questa avventura sono state Xiomara e Yuliia, arrivate in cooperativa da
situazioni e contesti assolutamente differenti, ma ugualmente complessi.
“Vengo dalla Repubblica Dominicana e la vita mi ha portato, dopo tante “capriole”, proprio a
Cerignola” – racconta Xiomara.
“Sono stata contattata dagli operatori del centro educativo che frequentano i miei figli per una
proposta di lavoro. Ero speranzosa e allo stesso tempo impaurita, perché la vita non è stata
sempre generosa con me. L’incontro con Pietro (Pietro Fragasso, presidente della Cooperativa
ndr) mi ha trasmesso tranquillità, mi sono sentita subito a mio agio”.
“Dal mio primo giorno ho realizzato quella speranza: mi sentivo in una nuova famiglia, mi sentivo
protetta. Conosco quello che significano la fatica e lo sfruttamento: nelle mie precedenti
esperienze venivo tratta male, perché non ti vedono come una persona, ma come semplici
braccia che devono muoversi e lavorare, tra le urla, gli insulti. Ho avuto la fortuna di lavorare per
la “Pietra di Scarto” e per me è cambiato il mondo: maggiore serenità per me e più tempo da
trascorrere con i miei figli”.
“Ho lavorato – continua – alla produzione di passata di pomodoro: una passata che è carica di
dignità, di amore e di sudore. Ogni mio collega aveva una sua storia, un suo vissuto, anche
drammatico, ma nessuno si è mai sentito giudicato in questa famiglia. Lavorare così mi piace, la
parola lavoro assume un altro significato, la fatica in qualche modo ti soddisfa e mi sono sentita
davvero partecipe e orgogliosa. Vorrei continuare finché posso, finché potrò lavorare lì”, conclude.

A ruota interviene la sua collega di percorso: “Mi chiamo Yulia e vengo da Kharkiv, Ucraina.
Nell’aprile del 2022, con mio figlio piccolo, ho lasciato la mia terra a causa della guerra e sono
arrivata in Italia, portando con me la speranza di ricominciare”, dice emozionata.
“La mia avventura con la cooperativa “Pietra di Scarto” è iniziata grazie alla mia amica Costanza,
che è operatrice in uno sportello gestito dalla Caritas. Ricordo ancora il primo incontro con Pietro,
il suo entusiasmo nel raccontarmi della cooperativa e del progetto che mi avrebbe coinvolto. Da
subito ho capito che sarebbe stata un’esperienza speciale”.
“In Ucraina avevo lavorato in campi completamente diversi, come quello della moda, prima come
operatrice al pubblico e poi come manager, essendo io laureata in economia. In cooperativa è
stato tutto una novità. Ho partecipato alla preparazione della salsa di pomodoro, alla
conservazione della famosa oliva “Bella di Cerignola” e alla produzione di marmellata di pesche,
uva e prugne. Ogni attività mi insegnava qualcosa di nuovo e mi faceva sentire parte di un
progetto concreto”, racconta mentre si illumina.
“Un grande regalo di questa esperienza è stato l’orario di lavoro: unico turno la mattina, con
sabato, domenica e tutte le festività libere. Questo mi ha permesso di continuare a frequentare la
scuola serale (il mio titolo di studio in Italia non ha valore) e, allo stesso tempo, di trascorrere
tempo prezioso con mio figlio”.

“All’inizio ero un po’ preoccupata: non avevo mai lavorato nella trasformazione dei prodotti
agricoli. Ma grazie alla disponibilità e alla gentilezza di Pietro e Giuseppe, mi sono sentita subito
parte del team. Scarpe, divisa e guanti mi hanno fatto sentire pronta e considerata, come un vero
membro della cooperativa. Non è stato solo un lavoro: è stato un passo verso una nuova vita,
insieme a mio figlio, in una comunità accogliente, viva e piena di speranza”.
“Abbiamo profondamente a cuore – afferma Pietro Fragasso, presidente della Cooperativa – il
tema della giustizia sociale e dei diritti che per noi rappresentano la priorità assoluta. La nostra
storia ormai trentennale ci ha insegnato come questi convergano necessariamente con il recupero
sociale e lavorativo delle persone che stanno vivendo esperienze di fragilità, in particolar modo
quando si tratta di donne”.
Grazie al finanziamento del Bando “Otto per Mille” della Chiesa Evangelica Valdese, la
Cooperativa ha attivato due borse lavoro attraverso le quali è stata realizzata una formazione
specialistica “on the job” per professionalizzare le due beneficiarie sia nelle fasi di lavorazione
agricola, sia nell’attività di trasformazione agro-alimentare.
Il progetto nasce per promuovere l’autodeterminazione delle donne, valorizzando e garantendo la
loro realizzazione nel proprio tessuto sociale e si è snodato intorno a due percorsi: la formazione
professionale che passa per l’acquisizione di competenze professionali spendibili nel mondo del
lavoro e l’empowerment attraverso il rafforzamento del sé, della propria autostima e
l’accompagnamento nella rielaborazione delle proprie emozioni e nella capacità di interazione in
contesti lavorativi nuovi.

Sede dell’attività è stato il Laboratorio di Legalità “Francesco Marcone”, bene confiscato alla mafia
che la Cooperativa gestisce dal 2010, e sul quale si coltivano olive, pomodori, orticole, uva e frutta
e su cui è attivo un opificio per la trasformazione del pomodoro dove ogni estate vengono
realizzate passate, pelati e lavorazioni al naturale (circa 100.000 vasi) che sono distribuite in
Botteghe di Commercio Equo e Solidale, Negozi Bio e Gastronomie di tutta Italia.