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24 anni di Legge 109: per il bene di tutti

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di Pietro Fragasso

Sono le 5.30. I ragazzi arrivano alla spicciolata, ancora assonnati. Il primo è Franco, che come sempre prende in giro chi è arrivato anche con un solo minuto di ritardo.

Poi Gianluca, Daniele, Giovanni, Frank, Antonio e via via tutti gli altri. Una nuova giornata di lavoro sta per cominciare, in questo sabato che sa troppo di Primavera. Ma oggi non è una giornata come le altre: oggi è il 7 Marzo.

“E che vuol dire?” mi chiede uno dei ragazzi. “Vuol dire che oggi è come la giornata del ringraziamento”, gli rispondo. La mia frase ha sortito l’effetto sperato e noto che tutti mi guardano.

“Vi ricordate di quando vi ho parlato di Pio La Torre?” dico. “Certo!” – risponde Antonio – “E’ a lui che dobbiamo la confisca dei beni”.

“Giusto, ma poi c’è stata la legge 109, e il sogno di Pio La Torre è diventato realtà. Forse non ci crederete, ma voi siete la realizzazione di quella utopia”.

Ventiquattro anni fa entrava in vigore la legge 109/96, uno strumento prezioso per la democrazia di questo Paese, che ha dato la possibilità di dare nuova vita e prospettiva ai beni confiscati alla mafia. E noi tra questi.

Oltre ai luoghi, questa legge è stata in grado di dare nuova prospettiva alle persone: attraverso quel decisivo “riutilizzo sociale dei beni”, si sono cambiate storie, vite, che parevano destinate alla disperazione della marginalità, dell’esclusione e del pregiudizio.

Proprio come Antonio, Frank, Gianluca, Franco, Giovanni, Daniele, Atta e i tanti altri che dal 2010 ad oggi hanno incrociato la loro storia personale con una collettiva, quella del Laboratorio di Legalità “Francesco Marcone”, bene confiscato al clan “Piarulli – Ferraro”, ora luogo di integrazione, lavoro e riscatto sociale.

Resta ancora molto da fare per la completa realizzazione dei principi della legge 109, ma si tratta di una sfida che ci accomuna tutti.

E’ necessario difendere questo strumento prezioso, senza mai fare concessioni a chi ne vorrebbe smontare lo spirito collettivo, pubblico, rivoluzionario. Noi ci proviamo tutti i giorni mettendo in campo quello che siamo, le nostre vite, le aspirazioni, l’allegria e i momenti di sconforto. E coltivando la terra: pomodori, olive, olio che raccontano sapori nuovi, ricchi di futuro, di mani sporche di terra e di cuori felici.

Perché, per dirla con Mauro Rostagno, questa è la nostra antimafia: gioia di vivere!

http://www.libera.it

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